Giornata MOSE 02 - intervento di Carlotta Tosi

Intervento di Carlotta Tosi
Intervento di Carlotta Tosi
Intervento di Carlotta Tosi
Intervento di Carlotta Tosi

Carlotta Toso “MOSE: 4 novembre 1966 - 21 ottobre 2017, dall’idea alla realizzazione”

Buongiorno a tutti. Il mio intervento sarà semplicemente una storia cronologica. Partirà da un breve iter legislativo, per punti, seguito da una cronologia dei lavori alle bocche di porto relativi al progetto MOSE. Forse a tutti voi la data del 4 novembre ’66 dice qualcosa, e infatti è la data della più grande alluvione che c’è stata a Venezia. E infatti il livello di marea registrato è di 194 cm s.l.m. Questa data è l’inizio di un percorso che è durato oltre cinquant’anni. In questo evento la forza del mare riportata è forza 8, e per capire l’energia sprigionata, i “murazzi” – cioè le dighe che sono state fatte erigere ai tempi della Serenissima, nel ‘700, a protezione dei litorali di Lido e Pellestrina, sono state bucate dal mare. Quindi, un’energia enorme.

Pochi giorni dopo la data dell’alluvione, il 13 novembre, il Gazzettino riporta una prima stima dei danni che viene valutata in 35 miliardi di lire. A seguito di questo evento ha inizio il lungo percorso che ha portato alla costruzione del MOSE.

Il 13 aprile del ’73 viene approvata la prima Legge Speciale per Venezia, che va a stabilire che la difesa della città è una questione di preminente interesse nazionale. In seguito, nel ’75, il Ministero dei Lavori Pubblici indice un concorso internazionale che vuole trovare una soluzione al problema della difesa della città di Venezia dal fenomeno dell’acqua alta, che però si conclude senza la selezione di nessun progetto. Nell’80, però, il governo decide comunque di acquistare i cinque elaborati che erano stati presentati e incarica un gruppo di professionisti di eseguire uno studio. Da questo studio nasce il “Progettone”, che viene approvato il 27 maggio dell’82. Però i problemi di Venezia si erano nuovamente aggravati e quindi nell’84 diventa necessaria una seconda Legge Speciale che si occupi della salvaguardia di Venezia e della sua laguna. Con questa legge viene istituito anche il cosiddetto “Comitatone”, che ha il compito di coordinare gli interventi relativi alla difesa di Venezia e come unico concessionario degli interventi viene incaricato il Consorzio Venezia Nuova.

Per la prima volta nell’88 viene presentato il progetto preliminare di massima delle opere alla bocca di porto del Lido, che include anche il progetto del MOSE (Modulo Sperimentale Elettromeccanico). Nel ’95 il Comune di Venezia richiede che il progetto del MOSE sia sottoposta a una procedura di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale); la commissione di VIA si pronuncia nell’88 esprimendo un giudizio di compatibilità negativo dell’opera rispetto all’ambiente. Nel 2001 il Consiglio dei Ministri si riunisce e decide comunque il passaggio alla progettazione esecutiva dell’opera; perché lo decide? perché dà questa spiegazione: visto che ci sono sempre più studi riguardanti il mutamento climatico, e con esso l’innalzamento del mare e quindi la mutata frequenza degli eventi di marea eccezionale, risulta necessaria una protezione per la città, e per questo viene dato il via al progetto MOSE. Il progetto definitivo viene completato nel 2002 dal Consorzio Venezia Nuova e approvato dal comitato tecnico della magistratura. Nel 2003 si passa alla fase esecutiva dell’opera e vengono aperti i primi cantieri alle tre bocche di porto.

Che cos’è il MOSE? Il MOSE è il prodotto di tutto questo complesso iter legislativo che ho appena descritto brevemente. E quale è il suo obbiettivo? il suo obbiettivo è quello di isolare temporaneamente la laguna di Venezia nel caso di eventi di marea eccezionale superiori al 110 cm. Ma che cos’è il MOSE? il MOSE è un sistema di quattro barriere mobili posizionate alle tre bocche di porto. Perché sono quattro? Perché data l’ampiezza della bocca di porto del Lido, è stata costruita un’isola artificiale al centro e così la bocca risulta divisa in due, e quindi due sistemi di barriere.

Come funziona il MOSE? Quando la marea è normale le paratoie sono a riposo all’interno dei loro cassoni di alloggiamento, piene d’acqua. Nel momento in cui le previsioni di marea annunciano un evento eccezionale, inizia a essere immessa aria compressa all’interno della paratoia, che ruota intorno alle sue cerniere e si solleva fino a uscire dal pelo dell’acqua e isolare così temporaneamente la laguna di Venezia dal mare. Il tempo stimato – a prove fatte – per isolare la laguna dal mare si aggira intorno alle cinque ore. 

Ora, brevemente, i lavori che sono stati fatti alle varie bocche di porto. I lavori iniziano alla bocca di porto di Lido, che è la più settentrionale delle tre. I lavori iniziano nell’anno 2004. Quali sono i principali? Intanto viene costruita l’isola di cui parlavo prima al centro della bocca di porto. Vengono poi costruiti un porto rifugio e una conca di navigazione per le navi: quando il MOSE è in azione le navi possono comunque entrare e uscire attraverso questa struttura. Vengono poi rinforzati i moli foranei e costruite delle opere di spalla che sono semplicemente delle opere con cui il sistema di barriere si va ad agganciare o alla terraferma o agli elementi strutturali, in questo caso il porto rifugio o l’isola. Inoltre vengono rinforzati i tratti di canale in cui verranno posate le paratoie, e viene scavata una trincea per alloggiare i cassoni e le paratoie stesse. Nel 2008 l’isola nuova è completata. Nel 2010, completati i lavori di scavo e di protezione del fondale, inizia la costruzione della scogliera curvilinea situata all’esterno della bocca di porto, che serve per proteggere dalle forti correnti la bocca di porto e le strutture ad essa connesse.

Nel 2013 tuti i lavori sono terminati e nel 2014 vengono installate le prime paratoie nella barriera di Lido Nord, e iniziano le prime prove di sollevamento. Oggi mancano ancora le paratoie nella barriera di Lido Sud. Qui possiamo vedere come era la configurazione della bocca di porto del Lido prima di tutti i lavori, quindi nel 2003, e com’è adesso con tutti i cambiamenti che ci sono stati.

Alla bocca di Malamocco i lavori sono iniziati nell’anno 2002 con la costruzione, anche qui, di una scogliera curvilinea a protezione della bocca di porto. I rimanenti lavori, e cioè la costruzione di una conca di navigazione, di opere di spalla per agganciare le barriere e gli scavi del fondale sono iniziati nel 2004. Nel 2006 la scogliera è stata finita, ed è stato finito anche il porto rifugio. Invece è stata preparata un’area tra la spiaggia di Pellestrina e il porto rifugio che è servita come area di stoccaggio e di costruzione dei cassoni che poi sono stati varati e posizionati nella loro collocazione finale nel fondale della bocca di porto. Nel 2008 è stata preparata anche qui la trincea di alloggiamento di cassoni e paratoie; nel 2014 tutti i lavori sono stati terminati e da febbraio a luglio 2017 sono state posate le paratoie. Anche qui si può vedere come era la configurazione della bocca di porto prima dei lavori e come è adesso.

A Chioggia la costruzione della scogliera è iniziata nel 2003; i rimanenti lavori, cioè una conca di navigazione, porto rifugio, opere di spalla e adeguamento dei fondali sono iniziati nel 2004. Nel 2006 è stata finta la scogliera curvilinea e nel 2008 è iniziato lo scavo della trincea per l’alloggiamento delle paratoie e dei cassoni. Anche qui nel 2013 tutti i lavori sono conclusi, e dal 19 settembre 2017 dovrebbe essere iniziata la posa delle paratoie che si prevede finisca nel gennaio 2018. Anche qui la configurazione della bocca di Chioggia prima e dopo i lavori del MOSE.

In questa immagine possiamo vedere uno dei lavori che attualmente sta svolgendo l’Istituto di Scienze Marine del CNR di Venezia; questa è la batimetria della bocca di Chioggia, e attualmente c’è allo studio come evolvono i fondali anche in relazione alle opere collegate al MOSE. In particolare potete vedere in alto, dove c’è la scogliera curvilinea all’esterno della bocca di porto, come ai lati della scogliera si siano già formati due enormi buchi, e quindi potrebbero essere un problema per la stabilità di queste strutture e sono perciò oggetto di studio. Questo è uno dei tanti lavori che l’ISMAR sta svolgendo collegati a questo progetto.

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